Prodotti oltre sette miliardi di smartphone in 10 anni

Negli ultimi 10 anni sono stati prodotti a livello globale poco più di sette miliardi di smartphone. Una cifra che ha avuto un impatto significativo sia a livello ambientale che sociale, su tutto il pianeta.

Il mercato produce troppi telefonini e li rottama troppo presto, consumando tantissima energia e generando un mare di rifiuti inutili.

Nel solo 2014, ad esempio, sono stati prodotti 3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici.

E nel corso del 2017 arriveranno a toccare la soglia di 50 milioni di tonnellate.

La questione diventa insostenibile se pensiamo che meno del 16% di questi rifiuti viene riciclato.

Questo è quanto emerge dal rapporto di Greenpeace Usa, presentato all’inaugurazione del World Mobile Congress di Barcellona, il piu’ grande evento mondiale sulla telefonia mobile, dove ogni anno le principali aziende tecnologiche lanciano nuovi smartphone.

Scopri il Progetto Recupero, clicca sull’immagine.

Greenpeace denuncia anche il fatto che i vari smartphone, alla fine del ciclo di vita, sono praticamente impossibili da smontare e quindi da riciclare.

Basti pensare che la batteria, su una lista di 13 famosi modelli  presi in esame, era sostituibile solo in due.

Questo significa che i consumatori sono costretti a sostituire interamente i loro dispositivi nel momento in cui la batteria non funziona più.

“Quando si considerano tutti i materiali e l’energia richiesta per realizzare questi telefoni, la loro breve durata e il basso tasso di riciclo, diventa chiaro che non possiamo continuare su questa strada. Abbiamo bisogno di dispositivi che durino piu’ a lungo e, in sostanza, abbiamo bisogno di aziende che adottino un nuovo modello di produzione circolare”, spiega Elizabeth Jardim di Greenpeace.

Nel rapporto si chiede inoltre l’impegno pubblico di Samsung affinché ricicli correttamente i 4,3 milioni di Galaxy Note 7s ritirati dal mercato.

“Dopo aver rimosso le batterie difettose – si legge nel rapporto – Samsung ha 4,3 milioni di opportunità di riusare i suoi dispositivi e supportare così una produzione circolare.”

 

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